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La più grande necropoli ellenica in Sicilia

All’inizio si cercavano piccole testimonianze archeologiche in un’area che già comprende siti e resti di epoca greca. Gli scavi condotti dalla sovrintendenza di Palermo nella zona di Himera, alle porte di Termini Imerese, hanno consentito di individuare alcune centinaia di sepolture, ma gli studiosi stimano che le tombe da portare alla luce siano almeno 10-12mila.
Sono tombe di vario genere, che risalgono a un periodo tra il VI e il V secolo avanti Cristo, dalle quali stanno affiorando non solo resti umani in grande quantità ma anche un enorme corredo funerario costituito da lucerne, crateri e ceramiche di varia fattura.
Le scoperte sono state compiute nel corso dei lavori per il raddoppio del tratto ferroviario Buonfornello-Cefalù Ogliastrillo: il primo lotto di 20 chilometri di un tracciato che arriverà fino a Castelbuono. Il progetto riprende un piano del 1982 che è stato più volte modificato per rendere il tracciato compatibile con l’esigenza di salvaguardia di una vasta area archeologica. L’opera attraverserà infatti la piana di Himera che fu teatro di due cruenti battaglie: una nel 480 e l’altra nel 409 avanti Cristo, quando la città greca alleata di Siracusa fu distrutta dalle truppe cartaginesi di Annibale.
Molte delle tombe contengono i resti di migliaia di soldati, civili e prigionieri morti nelle due battaglie. La scoperta più significativa è quella di una fossa comune che conteneva i resti di una decina di persone. Secondo Stefano Vassallo, direttore della campagna di scavi per conto della Sovrintendenza ai beni culturali, si tratta di soggetti giovani di sesso maschile. Qualche scheletro reca tracce di colpi violenti e perfino qualche freccia ancora conficcata. Segni inequivocabili di una morte violenta in battaglia.
La gran parte però sono tombe singole del tipo a “cappuccina”, nelle quali i cadaveri venivano inumati in posizione supina. La copertura era costituita dalle stesse tegole usate per le abitazioni a doppio spiovente. Molte anche le urne cinerarie. E tante, almeno un terzo, le sepolture di neonati: i corpi venivano posti all’interno di anfore con il corredo di vari oggetti. I più curiosi sono i “biberon” di oltre 2500 anni fa: piccoli vasetti di terracotta dotati di beccucci che avevano la funzione di poppatoi.
La grande quantità di materiale recuperato è stato per il momento trasferito nel vicino Antiquarium, dove si trovano già testimonianze raccolte nel tracciato urbano dell’antica città, in attesa che venga catalogato, restaurato e poi esposto in un museo che dovrebbe sorgere a Termini Imerese.