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In scena: Arlecchino servitore di due padroni

Arlecchino è di certo il più amato e il più noto personaggio di teatro al mondo: e assolutamente magico, per la sua poesia, il suo divertimento e la sua leggerezza tutta teatrale è quel particolare Arlecchino in cui si fondono il genio drammaturgico di Carlo Goldoni e quello scenico di Giorgio Strehler che dal 2 al 6 Aprile va in scena al teatro Vittorio Emanuele di Messina.
Sessant’anni fa, nel 1947 Arlecchino servitore di due padroni esordiva al Piccolo Teatro di Milano: un assoluto capolavoro, uno spettacolo da annoverare fra i fondamentali della storia del teatro. Uno spettacolo in cui il teatro si fa corpo, gesto, comunicazione, emozione, con un’immediatezza che sfiora la magia e che non conosce barriere di cultura, di lingua, di tempo.
Un incanto nato da un canovaccio che nel 1745 Goldoni rielabora per il celebre Truffaldino Antonio Sacchi, lasciando convivere nel testo parti scritte e improvvisazioni, secondo la tradizione dell’Arte. L’impegno di riformatore della drammaturgia lo convince successivamente a completare il copione in ogni sua parte.
Arlecchino si trasforma così da maschera in personaggio, conservando della Commedia dell’Arte la vitalità, la simpatia, la riconoscibilità e perdendo invece tutte le vene esaurite e ormai volgari di quella tradizione.