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La vita rubata

La vita rubata è dedicato alla memoria di Graziella Campagna, la diciassettenne siciliana uccisa dalla mafia nel 1985 e Letojanni. Beppe Fiorello dà voce e volto al fratello Pietro, carabiniere, che lotta contro tutto e tutti alla ricerca della verità. La regia è di Graziano Diana.

In un paesino del messinese, a Savoca, vive una ragazza di 17 anni Graziella, interpretata nella fiction da Larissa Volpentesta. Piena di vita, allegra e laboriosa, vuole guadagnare qualcosa per dare una mano alla famiglia andando incontro al mondo al di fuori del piccolo paese dove finora ha trascorso i suoi giorni. Ad attirarla, un giorno, l’insegna di una tintoria nel paese vicino di Letojanni e quel cartello ben in vista sulla vetrina che recita come un richiamo del destino: “Cercasi commessa”.
Un rapido colloquio con la proprietaria e Graziella è assunta: così, su due piedi, sotto lo sguardo perplesso di suo fratello Pietro, nel film Giuseppe Fiorelle, giovane carabiniere che l’adora troppo per osare anche solo provare a contraddirla. Poiché ha promesso a sua madre, Aurora Quattrocchi, che continuerà a studiare, frequenta le scuole serali. Lavorando in tintoria, Graziella cambia, in pochi mesi e già sembra un’altra. Cambia acconciatura, indossa jeans e un giubbotto nuovo e ha assunto un’aria più spigliata, meno ragazzina. Tutto merito di quel lavoro apparentemente umile eppure così ricco di stimoli, nuove conoscenze, aneddoti curiosi. Ma inaspettatamente, una sera come tutte le altre, dopo il lavoro, Graziella scompare. È il 12 dicembre 1985. Le porte della corriera, che solitamente la riportava a casa da Letojanni, si aprono e si richiudono, ma senza che Graziella scenda.
Per la famiglia Campagna è uno choc terribile: lei era la luce di quella famiglia. Inizialmente tutti pensano a un’innocente fuitina: la scappatella romantica di Graziella con il suo corteggiatore Franco Giacobbe, Alessandro Agnello nella serie. Ma Franco dice di non saperne niente. Cresce l’ansia di Pietro, tornato da Reggio Calabria per collaborare alle ricerche. E due giorni dopo Graziella viene trovata morta, stroncata da cinque colpi di fucile. Non sembra più neanche lei: diafana e immobile. Bella. Come sempre. Eppure martoriata da quei colpi micidiali.
Ha inizio così il calvario di Pietro Campagna che, incapace di accettare l’assassinio della sorella, riesce a lenire il dolore solo attraverso la ricerca della verità. Eppure quella indagine, così intima e dolorosa, per Pietro è ricca di ostacoli. Con un’ossessionata ostinazione, Pietro, partendo da un dettaglio apparentemente insignificante messo in luce proprio da un ricordo di sua madre, arriverà a scoprire che l’innocente Graziella è stata uccisa per aver trovato, casualmente, in una giacca, portata in lavanderia da un uomo insospettabile, qualcosa che non avrebbe mai dovuto leggere. La ricerca tortuosa e accidentata porta Pietro a scoprire che il mondo in cui vive è un universo di falsità e ipocrisia in cui si celano, impuniti, gli assassini di sua sorella.
Si svela così a poco a poco, davanti agli occhi assetati di giustizia del giovane carabiniere, l’amara verità: nella provincia di Messina si nascondevano latitanti mafiosi ricercati dalle forze dell’ordine, protetti da insospettabili amicizie e connivenze. Trovare giustizia è difficile. La realtà intorno a Pietro si fa sempre più ambigua e sfuggente. Pietro e la sua famiglia continuano nella loro ricerca. Pur sapendo che un processo, una sentenza, possono restituire ben poco a una famiglia bruciata dal dolore.
La storia di Graziella Campagna è la storia di una ragazza dal sorriso puro ed aperto alla vita e dagli occhi luminosi. Avrebbe avuto il mondo ai propri piedi e, invece, il mondo l’ha schiacciata. Caduto, come una pietra, a rubarle la giovinezza.