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Mina Tindle – To Carry Many Small Things (Radio Date: 25 Maggio 2012)

“To carry many small things” è il primo estratto da “Taranta”, l’album di esordio di Mina Tindle. Il suo nome per anni è stato sussurrato tra le scene pop-folk come un respiro di aria fresca. Un nome cosmopolita (preso in prestito da Milo Tindle, un personaggio del film Sleuth di Joseph Mankiewic del 1972) per una cantante Francese (con radici spagnole) che ha elettrizzato tutti i fortunati che hanno potuto assistere ad una sua esibizione live o ascoltare le canzoni da lei prodotte. Adesso, dopo il mormorio, la scoperta, con il suo album di esordio che porta con sĂ© le sue promesse e molto altro all’intero. “ Racchiude tutto. Un riassunto di dove devo andare, ma anche un nuovo obiettivo da raggiungere ”

Ha affrontato diverse fasi prima di raggiungere il traguardo. La prima quando, come molti amanti della musica della sua generazione (lei ha 28 anni), Mina Tindle, chiamata Pauline a quel tempo, scorciò la luce in una canzone di Catpower di una dozzina di anni fa.“ Quando ascoltai la sua cover di “Satisfaction” dei Rolling Stones, m’innamorai della sua voce. Mi ha ribalzato indietro nel tempo, ma allo stesso tempo potevo identificarmi con essa. La mia prima canzone ha copiato Catpower. Ho scoperto che cantare non era così difficile ed era emozionante. Avevo comunque già una relazione speciale con la musica, mia nonna e mia madre erano entrambe cantanti. Ricordo estati passate da sola nella casa dei miei nonni in Spagna. Cantavo mentre giocavo e la mia voce mi teneva compagnia. Ci ho messo però un bel po’ prima di prenderla in considerazione seriamente.”

Seconda fase: qualche anno dopo la sua prima canzone, la Parigina si è trasferita a Brooklyn per un’esperienza lavorativa per il suo ultimo anno di studi. Viveva sopra il Zebulon, un bar che metteva in scena tre concerti a notte. “Vivevo proprio sopra il palcoscenico e non ho preso sonno per otto mesi”. Era come una sveglia. Confrontò le sue doti di compositrice in erba con le radici della musica in America, incontrò musicisti, fece le sue prime esibizioni e via Myspace formò una band Franco-Americana,The Limes. “L’ambiente era adatto e le cose incominciarono a prendere forma.”La sua professione iniziava a essere chiara e quando dovette tornare in Francia, Pauline decise di percorrere quella strada.

Terza fase: “Volevo realizzare un disco, ma era più per scolpire un oggetto artistico che lanciare una carriera”Così si prese il suo tempo. Tornata a Parigi, si riunì nuovamente con il gruppo alla Sauvage Records (avrebbero da lì a poco pubblicato il primo 45), fece qualche esperienza e qualche progetto collettivo, esibendosi varie volte (con Beirut, Lee Ranaldo, Alela Dianfe e altri) sollecitando l’interesse dei media. In seguito sempre via MySpace, incontrò uno dei suoi idoli musicali, le cui canzoni era solita cantare da piccola, JP Nataf, voce principale del gruppo The Innocentse uno dei maestri del Pop Francese. Mina Tindle gli scrisse che bramava dalla voglia di ascoltare il suo secondo album. La corrispondenza derivante fu fruttuosa e la spiccata ammirazione, reciproca. JB Nataf s’innamorò della voce di Mina Tindle. La fece cantare nel suo secondo album e produsse il suo album di esordio. Anche questa avventura fu un lungo cammino. Ci vollero più di due anni per la registrazione di Taranta (presso i Garage studios di Parigi). “Non avevo un’idea pronta del disco, abbiamo sperimentato il tutto insieme. Ho imparato moltissimo da JP. Mi ha dato la sicurezza, è un professionista e un sognatore. Non aveva fretta, avremmo potuto impiegare cinque anni nella realizzazione dell’album. Quando stavamo mixando la traccia finale, ci ritrovammo a registrare per l’ennesima volta la batteria a mezzanotte. Quest’album racchiude in se il mio incontro con JP”

Dà alle sue interpretazioni un senso intimo, profondo e le canta con una magnifica, magnetica voce che risulta delicata e sensuale, profonda e trattenuta allo stesso tempo, come se evocasse memorie di notti estive durante le fredde giornate invernali “Canto per curarmi da qualcosa”dice con discrezione , e la terapia è contagiosa. Lui è l’autore della produzione di un suono che richiama il sole nascente, accordi sparsi toccanti come raggi che si intersecano e una moltitudine di tenui ma sofisticati dettagli.

Assieme hanno realizzato il suo album di esordio che ha salpato verso orizzonti sconosciuti come uno yacht guidato da venti tropicali per la conquista di momenti di sensuale grazia. All’intero di un album di viaggi interiori, incontriamo alcuni dei più grandi sognatori della musica pop moderna come Feist, Catpower, Emily Loizeau, Emiliana Torrini, Regina Spektor e Kate Bush. Mina Tindle non è una cantante sotto l’influenza di altri artisti ma un punto di confluenza. In Taranta canta principalmente in Inglese, con un po’ di Francese e anche un po’ di Spagnolo. Ma il nome dell’album proviene dall’Italia. “Negli ultimi anni, ho passato le mie estate al sud, in Puglia. Ho un amico che è veramente interessato alle tradizioni, la tarantella, musica e danza. Una volta c’era un festival per le donne, per le donne matte del villaggio, le depresse del tempo… Ho scritto una canzone su questo argomento chiamata Taranta. Non è racchiusa nell’album, ma ci tornerò a lavorare su. Sto aspettando di essere capace di riportarla in vita”Questa è un’altra fase…