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Mads Langer – “Riding Elevators” (Radio Date: 15 Luglio 2011)

Quando è cominciata la storia di Behold, il primo album internazionale di Mads Langer? Ufficialmente nel novembre 2009, quando il cantante e autore danese si è trasferito a Londra. Dopo due album, si trovava nel bel mezzo della rottura con la sua casa discografica quando una stazione radiofonica danese gli ha chiesto se voleva registrare una cover per il suo tema Best of 90s.

«Ho preso in esame non so quante compilation dance degli anni Novanta, prima di trovare finalmente un brano con testi che significassero qualcosa. Era You’re Not Alone di Olive. Ho lavorato un po’ sugli arrangiamenti, poi ho preso un aereo e sono andato in studio in Danimarca. Per registrarlo proprio come volevo mi ci è voluto solo qualche take, e poi sono tornato a Londra senza nemmeno ripensarci su».
Un anno dopo, la versione di You’re Not Alone a cui Mads Langer ha regalato un’intensa carica emotiva è arrivata in cima alle classifiche di tutta Europa, e Mads si è trovato a esibirsi di fronte a 130 mila persone. Il suo brano, inserito nell’album Behold, The River Has Run Wild è apparso nella serie televisiva The Vampire Diaries.

Questa è la storia ufficiale, quella che conosciamo. Ma il processo che ha portato alla realizzazione dell’intensa, fragile, romantica e malinconica Behold comincia molto prima di tutto ciò. Nato da genitori che condividevano una grande passione per la musica, Mads ha iniziato a prendere lezioni di piano quando aveva tre anni. C’è una vecchia foto in cui Mads, poco più che un bebè, non riesce nemmeno ad arrivare ai tasti del pianoforte, ma cerca lo stesso di suonare sollevandosi in punta di piedi. E in un certo senso, la storia di Behold potrebbe essere cominciata proprio allora. Oltre alle sue capacità musicali, col tempo Mads ha sviluppato una genuina, profonda conoscenza di tutto ciò che è musica, dalla classica, al jazz, al punk. E poi naturalmente c’è quella voce angelica (paragonata a quella di Jeff Buckley, Thom Yorke, e Chris Martin) che di certo non guasta.

All’età di 15 anni, Mads ha deciso che un giorno si sarebbe trasferito a New York e sarebbe diventato una rockstar. Qualche anno dopo, un talent scout lo ha invitato a bere una birra dopo un’audizione locale a Skive e gli ha suggerito di prendere le sue canzoni e di saltare su un treno per Copenhagen.

Sembrava davvero che tutto stesse per cominciare quando Mads Langer, appena ventenne, arrivò nella capitale danese, dove ben presto fu percepito come la nuova grande star del pop danese. Fu etichettato come “il” giovane artista da tenere d’occhio, i media lo amavano, e l’intera industria era convinta che per lui sarebbe arrivato un grande successo. Il suo singolo di debutto fu una vera hit, ma l’album che seguì fu poco più che una scintilla nel buio.

Inevitabilmente, a 22 anni, Mads si trovò a New York, per cercare di realizzare il futuro da rockstar che sette anni prima aveva immaginato per sé. Ancora gli fu detto che aveva un talento enorme, che era una star, il grande nome di domani. Questa volta il sogno stava davvero per realizzarsi. Ma ancora, queste parole si rivelarono vuote, e Mads Langer era stufo delle visioni degli altri. Persino lo stesso Mads ormai non ci credeva pienamente, nemmeno nella propria musica. Trovandosi a un bivio, con la nostalgia di casa, Mads ritornò a Skive.

«Il mio primo album conteneva undici brani che avrebbero tutti potuto essere singoli da radio – undici successi potenziali. Ma non erano il vero me. Erano quello che credevo che gli altri volessero da me. La cosa che avevo più bisogno di fare era smetterla con la vita da rockstar, e cominciare a concentrarmi di nuovo sulla mia musica. Così sono tornato a Skive, ho comprato una macchina usata e me ne sono andato in tour».

Durante quel tour di concerti intimi in locali di piccole dimensioni, Mads cominciò a ritrovare se stesso, e in meno di un anno aveva migliaia di nuovi fan – fan che andavano a vederlo per la sua musica. Fact-Fiction, dal secondo album Mads Langer, è stata una di quelle hit capaci di reclutare un gran numero di fan devoti. È stata scritta negli Stati Uniti in meno di dieci minuti ed è intrisa della confusione in cui Mads si trovava mentre era in America. Un clip su YouTube di una versione live del pezzo ha totalizzato più di un milione di view, e nella crudezza di quella performance c’è un qualcosa che farà anche da catalizzatore per il suono di Behold.

«L’album Behold è un riflesso del costante flusso di musica che mi scorre nelle vene. Osservo attraverso la mia musica, e gioco a ping pong tra la musica e i testi, per catturare istantanee della mia realtà. Sono molto ispirato dal modo in cui Keith Jarrett lascia che le sue mani perdano il controllo e creino grandi momenti di improvvisazione poetica. Lo stesso si può dire di artisti come Ryan Adams e Jeff Buckley. Mi ritrovo in tutti e tre, perché tutti e tre sembrano lasciarsi trasportare in posti meravigliosi dalle proprie intuizioni e dalle proprie sensibilità musicali desiderose di sperimentare. La mia musica nasce nella stessa maniera».

Dall’isolamento in cui ha scritto il primo singolo Microscope e dal suo girare per Londra, dove Mads ha registrato tre tracce con il produttore Martin Terefe (Ron Sexsmith, Jason Mraz), esce un album pieno di frammenti melodici scaturiti dalle visioni poetiche che attraversano la mente di Mads. Dice Martin: «C’è un tipo di malinconia speciale nel pop nordico, che raramente si traduce al di fuori dei confini scandinavi. Una specie di introversione in un mondo di estroversi. In ogni modo, quando ho sentito le canzoni di Mads, ho sentito quella malinconia, ma alleggerita da grandi melodie epiche e da parole che si sono immediatamente fissate nel mia mente. Credo davvero che i suoi brani possano fare presa sugli amanti della musica di tutto il mondo».

Considerando che nella sua vita ha scritto più di 250 canzoni e che quest’anno compirà appena 27 anni, il 2011 segna un nuovo inizio per il cantante/cantautore Mads. Oggi, per la prima volta, è pienamente in controllo. Per la prima volta, ha catturato le emozioni intime delle esibizioni dal vivo che così tanto ama fare. E per la prima volta è la sua visione, e non quella di altri, a dettare l’ordine del giorno.

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