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Katy B – Easy Please Me (Radio Date: 08 Luglio 2011)

Appena avete sentito quella canzone, vi siete subito accorti che era qualcosa di speciale. In un anno sconfortante e noioso per il pop radiofonico, quel disco sembrava piombato da un altro pianeta, un pianeta più bello e più sexy. Un ritmo maligno, traballante e vibrante, a metà tra il dubstep e il grime. Il piacere e il pericolo che stanno alla base delle più belle serate mai passate in discoteca. E soprattutto, una voce femminile.

Una voce acuta e bella, e al contempo forte e invincibile, avvolta con morbido virtuosismo intorno al testo che parlava di “subwoofer che fanno ‘boom’”e di “inalare i fumi”. Un po’ come Donna Summer che, molti anni fa, infondeva un fuoco celeste a semplici parole di amore e sesso, anche lei su un ritmo elettronico e alieno. Senza volerlo, “I Feel Love” ha inventato il mondo della dance che tutti conosciamo, e questo nuovo pezzo, con la sua visione completamente femminile e sensuale dell’edonismo, lo avrebbe reinventato in un’epoca che mostra ormai una certa indifferenza verso la componente mistica delle serate trascorse a ballare musica a tutto volume. Ma dicevamo… La voce. Era urban, pop, soul e leggermente aliena. La voce rispondeva al nome di Katy B. Ed era in missione, senza ombra di dubbio.

La protagonista di “Katy On A Mission” non è un’aliena venuta dallo spazio… perlomeno non oggi. Oggi è una piccola e affabile ragazza di Peckham dalla bellezza preoccupante, che si fa sistemare i capelli in una piccola stanza della sede di Rinse FM, nella zona est di Londra. È con noi anche Geeneus, suo mentore e produttore nonché co-proprietario della leggendaria radio pirata londinese, che nel giugno 2010 ha ottenuto la tanto attesa licenza. Aiuterà la sua protégée a spiegare come una diplomata alla BRIT School for Performing Arts and Technology con un paio di pezzi garage all’attivo abbia creato un inno underground subito diventato un classico e, con On A Mission, di uno degli album dance più attesi degli ultimi tempi. Un successo apparentemente improvviso, mentre in realtà ci sono voluti oltre tre anni. E Katy ne ha 21.

Tutto ha inizio a Peckham. La giovane Katy è una ragazza appassionata di R&B che non si accontenta di ascoltare i suoi dischi preferiti di Boyz II Men, Destiny’s Child e Alicia Keys. I genitori appoggiano le sue aspirazioni musicali e la mandano alla BRIT School. Suo padre, che ama la musica soul, ha un passato da cantante, e molte zie e cugini della ragazza erano musicisti. Incontrare animi affini tra i banchi di scuola porta Katy a un grande amore per il neo-soul, in particolare di artisti come Erykah Badu e Jill Scott.

“Sapete una cosa? Sono felice di parlare della BRIT School, perché molti pensano che sia una scuola alla ‘Saranno Famosi’, mentre non lo è affatto. Ci sono andata quando avevo 14 anni, per cui seguivamo lezioni normali: la musica rappresenta solo una piccola parte del programma. L’atmosfera, però, è pazzesca. Andare a scuola era un piacere, per tutti noi. Il viaggio che si fa in un periodo di tempo così breve… le persone che ho incontrato a scuola sono ancora i miei migliori amici oggi. Inoltre la scuola ha un ottimo studio ed è lì che ho inciso i primi demo”.

Alla BRIT School gli aspiranti artisti imparano anche a registrare la propria musica, grazie a corsi full immersion in sound engineering e produzione. Inoltre Katy ha una formazione da pianista classica. Non poteva licenziare Geeneus e il co-produttore DJ Zinc e fare tutto da sola? “Preferisco che si occupino loro della produzione, io sono troppo pigra! Riesco a esprimermi appieno con il canto e la composizione. È lì che voglio migliorarmi sempre più”.

Katy si iscrive poi a un corso di laurea in musica alla Goldsmiths di New Cross, a sud di Londra. “È servito per capire cosa significa essere musicista… come fare le prove, come creare una performance. Per un cantante è importante studiare la teoria, capire la musica e sapere di cosa si sta parlando. Spesso i cantanti si spaventano quando entrano in una stanza con dei musicisti. Quelli ti parlano come se fossi deficiente. Conoscere la musica tanto quanto loro ti dà fiducia”.

Il suo primo successo arriva quando ha 17 anni. DJ NG e un MC di nome Versatile (non il collaboratore di Toddla T) collaborano con Katy per “Tell Me”, uno dei primi e più fortunati tormentoni funky house made in UK . Quindi entra in scena Geeneus.

“Appena l’ho sentita, ho capito che la sua voce aveva qualcosa di speciale. Scrivevo molta musica con influenze grime e la scena era sempre più dominata da uomini. Musica bassline possiamo farne quanta ne vogliamo, ma ci serviva l’elemento femminile. Ho suonato questo disco a delle ragazze: a loro non importava un bel niente della musica in sottofondo, ma dicevano piuttosto: ‘Oh… il testo’. Non era una cosa voluta, ma Katy ha fatto sì che andasse in questo modo. Siamo riusciti a fondere i nostri due mondi”.

In origine Rinse FM voleva realizzare un album di presentazione per i suoi DJ, molti dei quali sono anche compositori e produttori. Il disco avrebbe ospitato generi e artisti diversi, e per avere la minima possibilità di sembrare un album anziché una compilation fin troppo eclettica, aveva bisogno di un filo conduttore musicale. Nonostante la presenza di Katy, però, la variegata schiera di produttori non è riuscita ad amalgamarsi al punto da creare un progetto omogeneo. Nel frattempo, Geeneus e il compare Zinc si innamoravano della voce di Katy, dei suoi testi e delle sue linee melodiche. Era ormai chiaro che l’album di Rinse FM si era trasformato in un potenziale album di debutto per Katy B. “È stata una cosa naturale. Geeneus e Zinc creavano tracce bellissime e mi piaceva molto lavorare con loro”.

Il processo di lavorazione ha permesso a Katy di perfezionare le sue apacità compositive. A scanso di equivoci: i beat sono opera di un cast stellare di produttori, tra i quali Benga e Benny Ill (Horsepower Productions), e di partecipazioni come special guest con i Magnetic Man. Le canzoni, però, sono tutta farina del sacco di Katy.

“Sono abituata a ricevere i beat con cui lavorare da persone che fanno musica strumentale. Non esiste una canzone. Non c’è nessuno che scriva canzoni per me. È stata una scelta forzata, ma poi ho scoperto che mi piace tantissimo”. Al punto che Katy ha anche un contratto come autrice con la EMI. Ciononostante, ci sono voluti tre anni di lavoro e sperimentazione per realizzare On A Mission. “Abbiamo fatto un album e poi l’abbiamo buttato”, ride Katy. “È stata una specie di… riscaldamento”, aggiunge Gee. Ma… tre anni? Gli adolescenti non sono noti per la loro pazienza. Una lavorazione così lunga non è stata snervante per Katy?

“Certamente. Ma bisogna capire che Gee e Sarah (Lockhart, co-proprietaria di Rinse FM) sono molto impegnati. Gee è manager, DJ, produttore, proprietario di una radio, promoter, capo di una casa discografica… e fa tutto nel migliore dei modi. A volte mi sentivo l’ultima delle priorità, ma ho sempre avuto fiducia. E poi sono felice che sia accaduto ora: ho potuto terminare gli studi e ho fatto ‘Katy On A Mission’ una volta uscita dall’università. Un tempismo perfetto”.

“Inoltre è una bella esperienza lavorare con lei”, sorride Geeneus. “Katy è una persona alla mano, proprio come noi. Abbiamo lavorato con altre cantanti e sono un po’, come dire… delle prime donne. Originariamente volevamo far uscire l’album di presentazione nel giro di sei mesi. Zinc e io, però, abbiamo capito che ci piaceva molto lavorare con Katy, quindi abbiamo voluto concentrarci seriamente sul progetto per realizzarlo al meglio. Il tempo passava, ma lei non aveva mai il classico atteggiamento da diva. Senza rendercene conto, avevamo un album pronto e ‘Katy On A Mission’ è venuto in un attimo… Una scalata lenta e invisibile, e non ce ne siamo proprio accorti”.

Così, l’impatto di “Katy On A Mission” è stato uno shock enorme (e positivo) tanto per il team che ha creato il pezzo quanto per noi, umili fan del pop, come spiega Geeneus.

“Il successo del brano ha cambiato tutti i nostri programmi, ci ha colti di sorpresa. Il mondo underground è uscito a comprarlo in massa. Forse perché il video è stato girato a un vero rave: eravamo stufi di vedere rave finti. Poi il resto del mondo l’ha visto e ha subito capito: ‘Katy On A Mission’ era una boccata d’aria fresca. Non vogliamo fare pop-house in stile Ibiza con un MC al microfono, vogliamo fare qualcosa che sia autentico. Ci taglieremmo le vene se dovessimo fare musica preconfezionata”.

Torniamo a On A Mission, l’album di debutto di Katy. 12 brani che uniscono beat underground, ritornelli pop, calda raffinatezza… e quel non so che di alieno per cui “Katy On A Mission” risulta superiore alla somma delle parti. Ma di cosa parla, in fin dei conti?

“Parla di me: una ragazza giovane, le relazioni, le serate in discoteca.. insomma, l’album parla del mio mondo. Brani come ‘Disappear’ e ‘Easy Please Me’ descrivono esperienze di vita ed emozioni che ho provato in prima persona. Amo Jill Scott perché i suoi testi sono bellissimi ma raccontano sempre una storia semplice, in modo intelligente. Quando un artista scrive d’amore, bisogna potersi immedesimare”.

Geeneus: “Ho visto Katy scrivere quest’album e so che ogni canzone significa qualcosa per lei e per molte altre persone. Molti cantanti, nei loro testi, raccontano di essere da qualche altra parte. Katy invece racconta di essere qui, oggi”.

Katy: “Per me ‘Power On Me’ è uno dei brani che caratterizza l’album. C’è del drum ‘n’ bass, della house, del grime… Non saprei nemmeno dire di che genere è! Ma è un brano cupo e pieno d’atmosfera. Ascoltare musica dubstep mi fa venire voglia di parlare di sensazioni tristi”.

Il nuovo singolo “Lights On” è un altro mix perfetto di malinconia urban e semplicità pop al femminile, e vede la partecipazione della meravigliosa Ms. Dynamite. L’artista vincitrice del premio Mercury era entrata negli studi della Rinse per lavorare con Zinc e Geeneus nello stesso periodo in cui Katy e Gee stavano componendo “Lights On”. Gee le ha chiesto di provare ad accennare un verso, Ms. D ha accettato e il resto è storia. “Questo accadeva circa due anni fa”, ci ricorda Geeneus. “All’epoca nessuno conosceva Katy, invece Ms Dynamite era famosa. Ci ha fatto un grosso favore”. “Mi ha molto sostenuta”, aggiunge Katy, “è una persona squisita”.

Man mano che l’album prendeva forma, Katy ha anche voluto allontanarsi dalle esibizioni da vocalist per porsi invece alla guida di un gruppo vero e proprio. L’ottima band di dieci elementi (con tanto di sezione di fiati) che l’accompagna dal vivo ha messo a segno un trionfante tour come supporter di John Legend e The Roots. Il passaparola di questi primi concerti ha stimolato una straordinaria richiesta di biglietti per il suo primo tour da headliner, che si svolgerà nel maggio 2011. I piccoli locali sono stati ben presto sostituiti da location con 1.000-1.500 posti, mentre il concerto di Londra, che ha rapidamente registrato il tutto esaurito, ha imposto il raddoppio della data, che probabilmente sarà sold out quando leggerete questa biografia. Quelli di Katy sono tra i concerti più richiesti del 2011.

E per il suo prossimo album, Katy ha intenzione di sperimentare ancora di più con strumenti “suonati”. “In questo disco ci sono trombe e tastiere, ma nel prossimo mi piacerebbe averne di più”. Deve però fare i conti con il suo debutto, prima di poter perseguire i suoi ambiziosi progetti musicali. Diventare una pop star non rientrava nei suoi progetti, ma Katy sembra avere sempre meno scelta in materia. Allora qual è la sua missione? “Non mi è mai importato molto delle classifiche, ma ho sempre voluto avere successo in quello che faccio. Voglio guadagnarmi da vivere con la musica”.

“Speriamo che la gente abbia voglia di un po’ di vera musica, per una volta tanto”, dichiara Geeneus orgoglioso. “Qualcosa che rimandi ai Soul II Soul e Neneh Cherry. E finora sta andando proprio bene”.

Katy B ci pensa su, si sminuisce sottovoce… e infine illustra il motivo ultimo per cui ha realizzato On A Mission. “Poiché ammiro certe cantanti, mi piacerebbe poter essere io stessa fonte di ammirazione. Sarebbe bello se un album di Katy B diventasse il disco preferito di qualcuno: per me sarebbe il massimo”.