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Franco Ricciardi – Stand By (feat. Co’ Sang e Granatino)

“Stand By” è il risultato raggiunto grazie alla collaborazione tra Franco Ricciardi ed il duo Hip Hop dei Co’Sang costituito da Antonio Riccardi (Nto’) e da Luca Imprudente (O’Luche’).
Gruppo tra i piĂą conosciuti dell’area napoletana, ma fortemente dotati di quella “street credibility” che ne fa una delle realtĂ  piĂą interessanti e conosciute della scena hip hop europea.
I Co’ Sang difatti nel 2010 hanno collaborato al progetto “Diversidad” che coinvolge 20 artisti Europei e che ha l’obiettivo di realizzare un album con testi pluri-linguistici.

La collaborazione tra Franco Ricciardi, Granatino e i Co’Sang esplode letteralmente in “Stand By”: brano in cui il duo per la prima volta si cimenta nella scrittura in “Italiano”.
E’ un brano fortissimo nei contenuti senza però perdere un impatto sonoro “radiofonico”.
“Stand By” è ovviamente il riferimento alla nostra vita che va in “pausa” ogni qual volta identifichiamo la realtĂ  con quella che ci viene trasmessa dalla TV in cui “il trash diventa cash” e anche la tragedia diventa spettacolo per un pubblico assopito e assuefatto a tutto.
Lo sparo che a un certo punto del brano si sente in questo contesto è l’allarme, la “sveglia” che vuole riportarci di nuovo alla realtĂ , s scegliere noi cosa essere, cosa “consumare” e a non essere piĂą utilizzati semplicemente come pattumiera mediatica.

“Stand By” è il primo singolo tratto da “Zoom”, l’EP di Franco Ricciardi in uscita il 10 Maggio per RWM e distribuito da EDEL ITALIA.

“Zoom”

FRANCO RICCIARDI

Nel 2011 “la cultura della strada” diventa protagonista del suo disco. La periferia, le sue contraddizioni, la sua universalità piena di contrasti, di eccessi e di esagerazioni sarà ancora una volta il propulsore delle sue nuove canzoni. Con maggiore consapevolezza e convinzione dei suoi mezzi espressivi.
Contrasti ed eccessi che si esprimono attraverso l’esasperazione di certi elementi sonori. L’elettronica, l’house, il rap, l’hip hop che fanno da contraltare alla natura etnica e mediterranea della cultura musicale napoletana.
Un lavoro trasversale, o di cross-over. Un album ricco di collaborazioni, da Ivan Granatino a Marsica, da Thieuf ai Cosang un disco di idee, di parole e di suoni che, tiene conto di tutta la sua storia e della sua curiositĂ  musicale.
Il suono della periferia è esagerazione ed esasperazione.
L’esagerazione è a volte l’unico modo per farsi ascoltare e farsi notare. Certi suoni sguaiati che sembrano uscire dagli altoparlanti di stereo aperti “a palla” sono il frutto di una scelta che tende a mettere in evidenza la crudezza di una realtà che a volte non ti permette di uscire se non “urlando”.
La periferia non è eleganza. La periferia fa storcere il naso ai benpensanti e spesso si esprime anche attraverso il grottesco…e il grottesco si mescola via via con i “quartieri” nobili della città fino ad arrivare alle vie eleganti del centro. Quello che per esempio succede con la movida del sabato sera, dove tutti possono “brillare” per una notte: “Ognuno col suo Dio… chi grida la sua idea” ( A Mezzanotte ).
Il primo singolo si intitola “La Mano De Dios” e si ispira alla storia di Maradona. Non il Maradona del calcio, quello di cui parla Franco è il Maradona figlio della periferia e che, nonostante il successo e la ricchezza, non riesce a liberarsi di questo marchio, di questa voglia di emergere attraverso l’eccesso e l’esagerazione.
La fame atavica che lo fa mangiare come un bulimico e deforma il suo fisico da campione. I soldi che non riescono a soddisfare il suo bisogno di avere le cose più belle e costose. I falsi amici desiderosi solo di prendere senza mai dare niente. Il talento superlativo che non gli è servito a guadagnargli la felicità e la serenità…forse perché, al di la del talento naturale, non aveva altri obiettivi.

“Tutti mi chiedono quale siano state le influenze di questo disco, mi piace pensare che la notte sia una di quelle come il silenzio di una città che dorme. L’aria che cambia, come le stagioni e le persone che incontri.
Questo disco è figlio di tanti incontri. Due anni scorrono veloci e a volte la musica lascia che il tempo non ti pesi. Riesci a dimenticare tutto.
Entrare in studio vuol dire mettere a nudo il proprio mondo.
Questo disco è nudo, essenziale, questo disco lascia che tutte le dinamiche che mi circondano siano esposte. Questo è un disco che racconta le mie giornate, per quanto diverse possano essere, rimangono mie”

F. Ricciardi