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Santana feat. Chris Cornell “Whole Lotta Love”

Quando l’amico Clive Davis gli ha proposto un nuovo concept album, Carlos Santana era reticente, com’è di carattere. In fin dei conti, quei “guitar classics” – così si sarebbe chiamato il progetto – erano, nelle parole di Carlos, delle “Monna Lisa, canzoni fatte dai da Vinci del nostro tempo, leggende della chitarra: Jimi Hendrix, Eric Clapton, George Harrison.” In che modo Carlos avrebbe potuto conferire a quei brani la sua impronta unica?
In modo magistrale, ovviamente. Una volta iniziata la scelta dei pezzi, tutti coloro che hanno preso parte a GUITAR HEAVEN: THE GREATEST GUITAR CLASSICS OF ALL TIME l’hanno fatto principalmente per passione: Carlos, la sua navigata Santana band (che con questa formazione incide per la prima volta un album di studio full-length), l’incredibile cast di interpreti, ciascuno scelto con cura per i brani selezionati, i produttori di successo Howard Benson e Matt Serletic, e ovviamente Clive. La sua collaborazione con Santana, iniziata negli anni ’60, ha attraversato cinque decenni e ora sta per inaugurare il sesto con GUITAR HEAVEN…
Il punto di svolta, rivela Clive, “è stato quando Santana mi ha chiamato e, nel suo inimitabile stile, mi ha detto: ‘Sai, mi sono davvero fidato di quei tre. Mi sono fidato di Bill Graham, mi sono fidato di Miles Davis musicalmente e mi sono fidato di te, ed è arrivato il momento di rinnovare quella fiducia”. Carlos sottolinea questo aspetto: “Per creare queste canzoni”, dichiara, ”è stata necessaria un’incredibile dose di fiducia. Da parte di Matt Serletic, Howard Benson, e di tutti questi cantanti e musicisti straordinari che hanno dovuto fidarsi di me. E io mi sono fidato di Clive, per cui è una reazione a catena d’amore, perché quella è la più alta forma di amore che esista sul pianeta: la fiducia”.
Queste sinergie esplodono in GUITAR HEAVEN…, dal fragore sonoro del brano di apertura, “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin featuring Chris Cornell, a “Can’t You Hear Me Knockin’” dei Rolling Stones con Scott Weiland, fino ai momenti finali dal sapore voodoo di “I Ain’t Superstitious” dei Howlin’ Wolf (passando per il Jeff Beck Group) featuring Jonny Lang.
Clive riesce nell’intento di mantenere la musica di Santana attuale per i fan di Guitar Hero e Rock Band grazie a ospiti quali Chris Cornell (“Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin), Pat Monahan (“Dance the Night Away” dei Van Halen), Chester Bennington e Ray Manzarek (“Riders on the Storm” dei Doors), Rob Thomas (“Sunshine Of Your Love” dei Cream), Scott Weiland (“Can’t You Hear Me Knockin’” dei Rolling Stones), Chris Daughtry (“Photograph” dei Def Leppard), Gavin Rossdale ( “Bang A Gong” dei T. Rex), il rapper Nas insieme all’esordiente Robyn Troup (“Back In Black” degli AC/DC), il veterano Joe Cocker (“Little Wing” di Jimi Hendrix) e altri ancora.
Carlos era poco più che adolescente quando ha incontrato Joe Cocker & the Grease Band nel 1968 circa, anno in cui Axis: Bold As Love di Jimi Hendrix conquistava l’America. Per descrivere il cantante inglese, Carlos parla di “autenticità pura e incontaminata… Fa quello che un artista esperto dovrebbe fare: fa sparire il tempo, la gravità, i problemi. Questa cosa Bob Dylan la chiama ‘per sempre giovane’, io la chiamo eternamente significativo”. Come l’interpretazione di Cocker di “Little Wing” (tratta da Axis), uno dei momenti mozzafiato di GUITAR HEAVEN…
Pura magia è anche quella che regalano la cantante India.Arie e il violoncellista Yo-Yo Ma con il brano di George Harrison “While My Guitar Gently Weeps”, primo singolo estratto da GUITAR HEAVEN… “Ascoltare la canzone”, ha detto Olivia Harrison a Carlos, “mi ha fatto saltare di gioia e piangere allo stesso tempo… George aveva compreso la tua natura compassionevole”. Aggiunge Carlos: “Per me spiritualità è Madre Teresa, il Dalai Lama e Desmond Tutu, Malcolm X, Marvin Gaye, Jimi Hendrix, Stevie Wonder, Andre Agassi, Clive. Noi tutti facciamo quello che facciamo perché non c’è gioia più grande che essere al servizio dell’umanità”.
Oltre alle stelle ospiti del disco, Carlos offre “il massimo riconoscimento e omaggio” alla sua band per il lavoro svolto su GUITAR HEAVEN… I musicisti della band che lo accompagnano su disco sono Dennis Chambers (batteria), Benny Rietveld (basso), Karl Perrazo (timbales), Tommy Anthony (chitarra ritmica), Freddie Ravel (tastiere), Andy Vargas (cori) e Raul Rekow (congas). Sul disco suonano anche Bill Ortiz (tromba) e Jeff Cressman (trombone).
Sono molte le ragioni per cui i brani di GUITAR HEAVEN… stanno così a cuore a Carlos, ma il motivo principale è che molti di essi sono associati a periodi della sua vita. “Bang A Gong” del 1972, per esempio, gli ricorda gli anni vissuti da vegetariano nell’ashram di Sri Chinmoy nel quartiere Jamaica, nel Queens (New York); mentre passeggiava per Parsons Boulevard mangiando un panino con le melanzane, sentì una canzone dei T. Rex rimbombare da un negozio. “Riders On The Storm” gli richiama alla memoria l’acquisto di un paio di stivali in pelle di serpente in un negozio di Londra, in piena era punk rock dei Sex Pistols. “Ma nel negozio suonavano ancora i Doors, a volume altissimo, e sembrava Bitches Brew, sembrava Miles. Accidenti, cos’è? Avevo già sentito i Doors, ma il modo in cui li sentii lì… Quando ho suonato la canzone, mi è tornato alla mente quel posto”.

GUITAR HEAVEN: THE GREATEST GUITAR CLASSICS OF ALL TIME è il quarto capitolo di una saga rock vecchia e nuova al contempo, iniziata nel 1997 quando Clive Davis ha assistito a un concerto di Santana per la prima volta da anni, al Radio City Music Hall di New York. (L’anno prima, Santana aveva ricevuto il prestigioso Century Award della rivista Billboard). Clive aveva firmato Santana con la Columbia Records nel 1968, e supervisionò gli anni formativi della band sulla strada verso la notorietà internazionale a partire dal 1969. Negli anni ’70 le loro strade si separarono, ma quasi trent’anni dopo l’alchimia tra i due era più forte che mai. Quando Clive sentì Carlos dispiacersi che i suoi figli adolescenti non sentissero la sua musica sulle loro radio preferite, la missione di Clive per conto del suo vecchio amico fu subito chiara.
Ci vollero due anni per sviluppare l’album; nel frattempo Santana entrò nella Rock And Roll Hall Of Fame nel 1998. Quando nel 1999 uscì Supernatural, fu l’inizio di un fenomeno discografico: 15 volte disco di platino certificato RIAA soltanto negli Stati Uniti, con quasi il doppio di dischi venduti a livello mondiale, il sesto album più venduto nella storia di Soundscan. Supernatural è rimasto 102 settimane nella classifica di Billboard, di cui 12 alla posizione numero 1. Il suo successo fu alimentato dai singoli numero 1 “Smooth” (scritto insieme a Rob Thomas dei Matchbox Twenty, che canta il brano) e “Maria Maria” (insieme ai Product G&B). Ora sì che i figli di Santana sentivano il padre alla radio.
Supernatural ottenne nove Grammy, record assoluto per un singolo album, tra cui Album dell’Anno e Miglior Album Rock, oltre a Disco dell’Anno, Canzone dell’Anno e Migliore Collaborazione Pop, tutti per “Smooth”; infine Migliore Performance Pop di un Duo/Gruppo per “Maria Maria”; Migliore Performance Rock di un Duo/Gruppo per “Put Your Lights On” (featuring Everlast); Migliore Performance Rock Strumentale per “The Calling” (featuring Eric Clapton) e Miglior Performance Pop Strumentale (“El Farol”). Il disco vinse anche due Latin Grammy alla prima edizione dello show: Disco dell’Anno e Migliore Performance Rock di un Duo/Gruppo per “Corazon Espinado” (featuring Maná).
Supernatural ebbe un successo difficile da eguagliare, eppure Shaman del 2002 divenne il suo secondo album consecutivo al numero 1 in classifica, raggiungendo il traguardo del multiplatino. A trainare il disco furono “The Game of Love” cantata da Michelle Branch, singolo che entrò nella Top 5 e che vinse un Grammy, e “Why Don’t You and I” con Chad Kroeger dei Nickelback, che entrò nella Top 10. L’album conteneva anche collaborazioni con Dido, Citizen Cope, Placido Domingo, Macy Gray, Alejandro Lerner, Musiq, Ozomatli, P.O.D. e Seal.
Il terzo album della serie di dischi di collaborazioni fu All That I Am del 2005, che si piazzò al secondo posto delle classifiche di Soundscan, guidato dal rock irresistibile di “Just Feel Better” cantata da Steven Tyler degli Aerosmith. Parteciparono al disco anche Big Boi degli OutKast e Mary J. Blige (“My Man”), will.i.am dei Black Eyed Peas (“I Am Somebody”), Joss Stone e Sean Paul (“Cry Baby Cry”), Michelle Branch, Raphael Saadiq of Tony! Toni! Tone! e i Wreckers (“I’m Feeling You”), oltre a Anthony Hamilton, Kirk Hammett & Robert Randolph, Bo Bice e i Los Lonely Boys.
Questa quadrilogia (Supernatural, Shaman, All That I Am e ora GUITAR HEAVEN…) è destinata a lasciare un segno indelebile nella storia del rock. A oltre dieci anni di distanza da quando è stata rinnovata, la collaborazione tra Carlos Santana e Clive Davis è più prospera che mai. Definire il loro sodalizio “unico nell’industria discografica” è riduttivo. “Carlos ha un intuito fortissimo per ciò che va bene per lui”, osserva Clive. “Ascolta la musica con l’orecchio, ma l’ascolta anche chiedendosi: ‘Questa canzone può andare bene per Santana? Può farla sua? La sente come un suo nuovo pezzo? Volevo che Carlos lo interpretasse in modo spontaneo, così come lo sentiva e lo immaginava. Per me era molto importante che fosse una cosa naturale”.

Molto prima che la “world music” diventasse un genere e una meta per i motori di ricerca del pianeta, Carlos Santana e la band che porta il suo nome preparavano le basi per proiettare la musica elettrica americana oltre i confini della terra d’origine fino ai quattro angoli del mondo. A sua volta, la musica rimbalzò sulle sponde americane, filtrata attraverso l’afro-pop e l’afro-beat, il voodoo-rock caraibico e una decina di zone musicali geopolitiche che ora considerano Santana una di loro.
Di estrazione molto umile, Carlos Humberto Santana de Barragan nasce nel 1947 ad Autlan de Navarro, Jalisco, in Messico (dove adesso una strada e una piazza portano il suo nome). Il padre, virtuoso violinista mariachi, infonde nel figlio la passione per la musica, e Carlos comincia a suonare il violino a cinque anni. Successivamente, quando la famiglia si trasferisce a nord, nella città di confine di Tijuana, Carlos inizia a suonare la chitarra e assorbe le prime influenze musicali. Ascoltando le potenti radio americane i cui segnali arrivavano fino in Messico, subisce il fascino di John Lee Hooker, T. Bone Walker e B.B. King, una triade di guitar heroes i cui stili superano i confini tra blues e jazz.
Quando ha 14 anni, la famiglia trasferisce a San Francisco, dove Carlos conseguirà il diploma di scuola superiore nel 1965. Presto inizia a frequentare i concerti organizzati da Bill Graham e altri al Fillmore, al Winterland e all’Avalon. È una full immersion in Muddy Waters, Mongo Santamaria, il rock britannico e l’ondata della prima generazione di band della Bay Area i cui componenti sono appena più grandi di lui: Jefferson Airplane, Big Brother & the Holding Company, Grateful Dead, Quicksilver Messenger Service.
Nel 1966 nasce la Santana Blues Band, che deve il suo nome a una clausola del sindacato dei musicisti di San Francisco secondo la quale un gruppo, anche se non ruotava intorno a un singolo, doveva avere un leader dichiarato. L’inebriante miscela di soul della West Coast, percussioni latine, emozionanti organi e la stratosferica chitarra di Carlos diventa subito un successo travolgente. Nel 1967 la band si chiama semplicemente Santana.
Vengono infine notati da Graham, che li ingaggia per il loro primo concerto al Fillmore West a ottobre, insieme agli Who. Attivi come gruppo spalla nel corso dell’anno successivo, i Santana si affermano perché riescono a incantare e conquistare il pubblico – rubando la scena, direbbe qualcuno – a prescindere da chi si esibisce come headliner. Su richiesta di Graham, Clive Davis va a San Francisco la settimana di Natale del 1968, assiste all’esibizione di Santana e firma la band con la Columbia Records.
Le prime sessioni di registrazione con la Columbia si svolgono nel gennaio 1969. Dopo un cambio di formazione, a maggio hanno luogo nuove sessioni per incidere quello che diventerà lo straordinario, omonimo album di debutto. L’uscita dell’LP Santana è opportunamente fissata a lunedì 18 agosto 1969, dopo la loro leggendaria performance pomeridiana al Festival di Woodstock (l’unica band sotto contratto con una major a esibirsi al festival prima di aver pubblicato l’album di esordio). Quando le radio Top 40 scoprono “Evil Ways”, all’inizio del 1970, l’album schizza alla quarta posizione delle classifiche, si avvia verso il doppio disco di platino e il 150esimo posto dei “500 più grandi album” di Rolling Stone.
Il successo dell’album viene superato alla fine del 1970, quando “Oye Come Va” e “Black Magic Woman” mandano Abraxas al n. 1 per sei settimane; l’album, vincitore del Grammy Hall Of Fame Award, ha finora venduto oltre 5 milioni di copie soltanto negli Stati Uniti. Con “Everybody’s Everything” e “No One To Depend On” ancora una volta nella Top 40, Santana III del 1971 rimane per cinque settimane al n. 1 e raggiunge il terzo traguardo consecutivo del multiplatino.
Per molti aspetti, la carriera della band è delimitata da un lato da Santana, Abraxas e Santana III e, trent’anni dopo, da Supernatural, Shaman, All That I Am e ora Guitar Heaven… dall’altro. Le innumerevoli avventure susseguitesi nel frattempo sono state narrate in un numero di libri che supera quello degli album di studio e dal vivo del catalogo ufficiale del chitarrista (oltre 35 titoli a tutt’oggi, su etichetta Columbia, Columbia/Legacy, Polydor e Arista).
Nell’ottobre 2007 esce Ultimate Santana, la più recente antologia e la prima a contenere le pietre miliari incise dalla band agli inizi della carriera su etichetta Columbia Records, insieme alle innovative collaborazioni tratte dagli album Arista. “Evil Ways” “Oye Como Va”, “Black Magic Woman”, “Samba Pa Ti”, “Everybody’s Everything” e “No One To Depend On”, insieme a “Smooth”, “Maria Maria”, “Put Your Lights On”, “Corazon Espinado”, “The Game of Love” e “Just Feel Better”, tutte in un unico disco. Due anni dopo, nel 2009, esce Supernatural: Legacy Edition, contenente una versione rimasterizzata dell’album (per la prima volta in dieci anni) e un secondo cd di outtakes, remix e materiale inedito delle sessioni di registrazione originarie.
La carriera di Santana dal vivo e in sala d’incisione è accompagnata da una dedizione costante all’attivismo sociale e alle cause umanitarie. Nel 1998 ha istituito la fondazione Milagro, a coronamento di decenni di sostegno a innumerevoli enti benefici e agenzie no-profit di tutto il mondo. Con oltre 4 milioni di dollari di fondi a tutt’oggi, Milagro sostiene organizzazioni che promuovono il benessere di bambini svantaggiati nel campo della sanità, dell’istruzione e delle arti.
Carlos si è anche impegnato nella lotta contro la pandemia di AIDS in Sudafrica stringendo una partnership con l’ANSA, Artists for New South Africa. Tutto il ricavato del tour americano del 2003 è stato infatti devoluto a favore di questa causa. Tra gli altri enti sostenuti da Santana ci sono l’Hispanic Education and Media Group, Medici Senza Frontiere, Save the Children, Childreach, Rainforest Action Network, Greenpeace, American Indian College Fund, Amnesty International e il Museum of Tolerance di Los Angels.
I valori di Carlos sono percepibili anche in Architects of a New Dawn (www.aoand.com), progetto multimediale e social network multipiattaforma lanciato per stimolare persone d’ogni ceto ma dalla mentalità affine a creare un cambiamento positivo nella comunità globale. Il progetto è nato dall’idea di Carlos di intrattenere il suo pubblico mondiale con musica straordinaria, contenuti multimediali progressisti e idee innovative. AOND mira a progettare una nuova realtà per il pianeta fondata su ispirazione, creatività, amore e perdono.
Dopo oltre 40 anni sul palcoscenico del mondo, Carlos Santana è all’apice dalla sua carriera. Mai come oggi è vitale, importante e presente alla radio, alla televisione e su Internet. Il suo appassionato virtuosismo “old school” e il suo fascino “new school” invogliano gli artisti più noti della scena internazionale a partecipare a ogni progetto discografico in cui Clive Davis e lui si cimentano. La quintessenza della sua musica è un suono caratteristico, unico e immediatamente identificabile. Con una vita ricca di successi e consacrata alla musica, ogni suo passo è un evento multiculturale: la colonna sonora del mondo.
Nel maggio 2009 Santana è stato il primo artista a esibirsi come resident allo spettacolare Joint dell’Hard Rock Hotel & Casino di Las Vegas. Supernatural Santana: A Trip Through The Hits è una retrospettiva musicale che ripercorre 72 esibizioni tra il 2009 e il 2010. (Nell’agosto 2010, per promuovere GUITAR HEAVEN…, è stato organizzato un evento al Joint, al quale si sono esibiti dal vivo molti degli artisti che hanno partecipato al disco, tra i quali India.Arie, Gavin Rossdale e Chris Daughtry).
L’idea di una residency a Las Vegas rappresenta un cambiamento notevole per Carlos, che negli ultimi due anni si è impegnato “a fare tutto ciò che ho detto che non avrei mai fatto. Così quest’anno voglio imparare a cucinare la bouillabaisse, a fare snorkeling e body surfing. Tutta la mia vita è entrare in un posto senza paura, sostituire la paura con possibilità e opportunità. Quando la gente ascolterà GUITAR HEAVEN…, sarà trasportata in un luogo che va oltre ciò che conosce, un posto nuovo dove anche i miei fratelli e amici come Eric Clapton, Jimmy Page e Jeff Beck faranno festa per l’omaggio che stiamo rendendo loro”.
“Sono davvero felice”, conclude Carlos, “sono più felice che mai perché ora mi sento grato. Grato a Clive, a Michael Lang e Bill Graham e alle persone che mi hanno aperto la porta. Woodstock era una porta, e Supernatural ne era un’altra. Tutte le persone che conosciuto, Miles Davis o Tito Puente o B.B. King, si sono date da fare per aiutarmi ad andare avanti. Ho dei grandi maestri, e alcuni di loro sono anche miei allievi. Speriamo di toccare molti cuori con GUITAR HEAVEN… Come ha detto Olivia, il nostro obiettivo è far sì che la gente salti di gioia e pianga allo stesso tempo”.