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Un fotografo catanese fra i vincitori del Premio Internazionale di Giornalismo Maria Grazia Cutuli 2015

Si svolgerà sabato 21 novembre, presso il Teatro Eliseo di Santa Venerina, la cerimona di consegna del Premio Internazionale di Giornalismo Maria Grazia Cutuli 2015, assegnato dalla Fondazione Cutuli Onlus. Fra i vincitori, per la sezione «Giornalisti siciliani emergenti», un fotografo catanese: Alessio Mamo. Nel 2008 Mamo ha iniziato la sua carriera di fotogiornalismo seguendo tematiche sociali, politiche ed economiche. Ultimamente i suoi lavori lo hanno portato in Nepal a raccontare il disastro naturale del recente terremoto e in Medio Oriente, così come nei Balcani, a documentare l’esodo dei rifugiati siriani. Le sue fotografie sono state pubblicate dalle maggiori testate nazionali e internazionali come Time, Newsweek, National Geographic, L’Espresso, Der Spiegel e The Guardian. Il suo lavoro è rappresentato in tutto il mondo dall’agenzia fotografica statunitense Redux Pictures. Per la sezione «Giornalisti stranieri» la giuria ha scelto Rukmini Maria Callimachi, corrispondente del New York Times dal 2014, esperta di estremismo islamico. Nella categoria «Giornalisti italiani» il premio è stato assegnato a Francesca Paci , giornalista de La Stampa. La Giuria del Premio per l’anno 2015 è composta da: Barbara Stefanelli, vice direttore del Corriere della Sera; Lirio Abbate, L’Espresso; Felice Cavallaro, Corriere della Sera; Antonio Di Bella, corrispondente Rai; Gianfranco Marrone, Università di Palermo; Luca Pedullà, Università Kore di Enna; Tobias Piller, Frankfurter Allgemeine Zeitung; Francesco Pira, Università di Messina; Gianni Riotta, La Stampa; Paolo Soldini, L’Unità; Giuseppe Vecchio, Università di Catania. Il principale obiettivo del Premio è quello di tramandare la memoria di Maria Grazia Cutuli, la giornalista catanese del “Corriere della Sera” uccisa nel 2001 in Afghanistan, individuando e segnalando alla società civile giornalisti che svolgono il loro lavoro con professionalità e rigore morale, in zone o in situazioni pericolose, affrontando disagi, sacrifici e, spesso, rischi per la propria incolumità fisica.