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SPECIALE TAOBUK – Da Magritte a Guttuso: una mostra con i grandi pittori del ‘900 ricordando Pier Paolo Pasolini

Diverso, visionario, lungimirante. E per questo scomodo, Pier Paolo Pasolini: una spia dell’anima sempre accesa sulla società consumistica, propensa ad alzare barriere contro la diversità, ad appiattirsi in una tolleranza letargica, a diventare suddita del conformismo. In questa visione s’iscrive la commemorazione del grande intellettuale bolognese proposta, nel quarantennale della morte, all’interno del festival letterario Taobuk, ideato e diretto a Taormina da Antonella Ferrara in collaborazione con Franco Di Mare.

L’edizione 2015 – il cui concept è incentrato proprio sugli “ultimi muri”, ossia ai pregiudizi che scatenano conflitti sociali e civili – non poteva non rendere omaggio a Pasolini, alla lotta da lui condotta contro l’abbattimento di quegli ostacoli, fisici, ma soprattutto mentali, di cui tutta la sua opera è imbevuta: regista e sceneggiatore, poeta e drammaturgo, una figura complessa, densa e precorritrice, le cui verità problematiche, e spesso osteggiate, rivelarono nell’indagine sociale ed intellettuale una chiaroveggenza che ancora oggi sorprende e annichilisce.

Quali furono, dunque, i muri contro cui si scontrò “PPP” fino alla tragica uccisione, attaccando il compiacente sentimento di indulgenza, finta e manieristica forma di millantata accoglienza di chi o cosa non rientra negli schemi? Quanti ghetti ideali permangono immutati?

Non poteva che essere articolato, così come lo è la sua immagine che ancora oggi affascina e stupisce, il tributo a lui rivolto all’interno del vasto cartellone di Taobuk, che dedica una mostra di rilievo internazionale, una tavola rotonda con nomi di altissimo profilo e altre iniziative volte a regalare un ritratto inedito di quell’uomo “diverso” – non soltanto perché omosessuale – che scelse gli “altri”. Pasolini, infatti, attratto dalla sottocultura della capitale, con i suoi sobborghi affamati, andava nel mondo della gente normale, nel mondo delle bufere, nel mondo dove l’intelligenza conta poco, dove conta la violenza. E conterebbe ancor più sconfiggerla, farla svanire.

Per un mese, dal 18 settembre al 18 ottobre sarà, dunque, possibile visitare “Che cosa sono le nuvole?”, una mostra multiforme, che prende titolo dall’omonimo cortometraggio, episodio dei quattro appartenenti a Capriccio all’italiana, ultima opera cinematografica di un Pasolini ancora ispirato e commosso. Se il corto presentava un’ambientazione surrealista basata sull’evasione dalla realtà, un oltrepassare i muri del tempo, le opere selezionate, realizzate da nove artisti di fama mondiale, si riconducono al concetto del “varcare la soglia” – sia essa di natura fisica, mentale, sociale o culturale – attraverso i propri strumenti.

La sede della mostra sarà il prestigioso Palazzo Corvaja, uno dei gioielli dell’architettura di Taormina e già sede del Parlamento Siciliano. Il percorso espositivo si articolerà in due sale e sarà arricchito da un allestimento multisensoriale volto ad esaltare l’importanza dei capolavori in mostra attraverso un coinvolgimento dello spettatore tutt’altro che tradizionale.

Scorreranno così davanti agli occhi la poetica di René Magritte, l’onirico di Roberto Sebastian Matta, il “non luogo” di una “Piazza d’Italia” di Giorgio De Chirico (l’opera esposta è “L’enigma di una giornata”, 1914) la mutevole eccentricità di Mario Schifano, amico personale di Pasolini, l’elegante movimento della Tuffatrice di Peppino Mazzullo (in mostra anche un disegno originale della serie appartenente alla raccolta Dal diario di Pasolini, 1945/47), la pace variabile di Piero Guccione, il magnetico Tano Festa e la dimensione spaziale di Lucio Fontana e la creatività di Renato Guttuso (di cui si potrà ammirare “La Zolfara”, 1953). Utilizzando lo sguardo del grande regista, si creerà una sinergia tra la sua evasione soggettiva individuale e quella degli autori prescelti, che è rappresentata attraverso le loro opere.

L’evento di caratura internazionale è stato organizzato dalla sezione Arti visive del Taormina International Book Festival–Taobuk, e curato da Giuseppe Morgana (da un’idea di Emanuela Ravidà) e dall’Associazione Culturale “Siddharte”, in collaborazione con la Soprintendenza BB. CC. AA. di Messina.

Vari, ancora, sono i momenti di riflessione sull’opera pasoliniana: di capitale rilevanza si annuncia la tavola rotonda dal titolo “La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni”, tratto da “Le Mille e una notte” di pasoliniana memoria. Alle ore 18 del 24 settembre, presso la corte della Fondazione Mazzullo, si daranno, infatti, appuntamento i maggiori studiosi, amici e collaboratori dell’artista barbaramente assassinato nel 1975. È così che Walter Siti, Antonio Di Grado, Letizia Battaglia, parleranno del valore dell’opera pasoliniana nel tempo e dell’eredità complessa che ci lascia. Modererà Fernando Gioviale, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell’Università di Catania.

Un ulteriore approfondimento verrà realizzato grazie alla collaborazione con la Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto che curerà una selezione della vasta corrispondenza che si scambiarono i due grandi intellettuali, tra gli anni Cinquanta e Sessanta. In mostra a Taobuk le lettere del carteggio in cui condividevano opinioni sui protagonisti della vita culturale del dopoguerra: da Caproni a Bertolucci, da Contini a Bassani, da Gadda a Siciliano, dalla Morante alla Ginzburg.

Non poteva quindi mancare una retrospettiva cinematografica con alcuni dei più celebri film di Pasolini, volti a presentare la poliedricità di un genio che seppe e volle legare tutte le arti all’insegna di una poetica che ancora oggi varca i confini del tempo.

“Che cosa sono le nuvole”? Non ci resta che rispondere “Straziante, meravigliosa bellezza del creato”, così come Totò all’ingenua domanda posta da un giovanissimo Ninetto Davoli…