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TAORMINA FILMFEST – La sezione Punto Luce ospita “Scandalo in sala”, il film doc sull’incontro e lo scontro tra cinema e poteri

Quarant’anni di storia del Paese e di “attentati” cinematografici all’immagine dell’Italia stabilita dal Potere. È il racconto di Scandalo in sala, il film documentario di Serafino Murri e Alexandra Rosati oggi al Taormina Film Festival nella sezione Punto Luce.

Scandalo in sala racconta un’Italia molto diversa da quella di oggi. Un Paese in cui il cinema era il “mezzo più potente”, un’industria culturale al secondo posto nel mondo e prima in Europa, e un mezzo capace di incidere profondamente con le sue storie sull’immaginario del Paese; di rappresentare per il Potere qualcosa di insidioso, in grado di turbare e mobilitare la morale comune, di mettere in crisi le sue certezze e attentare alla “normalità”.
Il cinema italiano dagli anni Quaranta agli anni Settanta ha prodotto film straordinari, che hanno avuto la forza di dissacrare totem e tabù del senso comune, rivendicando libertà espressive, dando corpo a desideri e utopie: e provocando scandalo.
Da “Totò e Carolina” di Monicelli a “La dolce vita” di Fellini fino a “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini, passando per “I Pugni in tasca” di Bellocchio, “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci e “Todo Modo” di Petri, Scandalo in sala racconta l’incontro spesso complesso, e a volte lo scontro tra il cinema italiano e il Potere istituzionale, politico, religioso, e con l’opinione pubblica.
Una storia fatta di censure, crociate giornalistiche e religiose portate avanti su fronti opposti dalle “due chiese” (come le definiva Pier Paolo Pasolini), i grandi schieramenti ideologici della DC e del PCI; e poi processi penali, sequestri, provvedimenti esemplari.
Attraverso i ricordi e lo sguardo di autori come Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Nanni Moretti, Wilma Labate, Marco Tullio Giordana, Vittorio Taviani e Francesca De Sapio, ma anche l’analisi critica di Alberto Crespi e Monsignor Dario E. Viganò, un viaggio alla scoperta di un cinema sorprendente, coraggioso, a volte persino spietato, che sapeva coinvolgere il pubblico fino a toccarne l’inconscio collettivo.
Un cinema vivo, capace di portare ancora con sé tutta la forza di un tempo di speranze (e di illusioni) dove l’idea di cambiare il mondo non era una bestemmia o una velleità in una società indifferente e rassegnata, ma un sentimento comune, una necessità, una ragione di vita.
Un cinema che non chiede nostalgia, ma sa restituire anche ai giovani di oggi, i ‘nativi digitali’, uno sguardo nuovo e coinvolto sul mondo.